16 settembre 2011

Una voce dal passato (remoto)

Driiin. Già lo squillo, a volte, preannuncia uno tsunami emotivo.
L’Innominabile:- Ciao.- Un saluto asciutto. Non incerto, solo asciutto.
Vita:- Ciao. – una risposta incerta, del tutto inaspettatamente più dolce del necessario.
L’I.: - Come stai?
Cosa puoi rispondere ad un fantasma, mentre stai ancora lì a chiederti se hai le allucinazioni telefoniche?
L’unica cosa banale e del tutto inadeguata al momento.
Vita:-Bene.- schiarendoti la gola come colta in fallo, come un scolaretta che si è presa la cotta per il professore di ginnastica.
Poi, un po’ d’orgoglio: - E come mai…?
Vorresti dire mille cose del tipo come mai ti viene il coraggio di prendere in mano il telefono solo ora che sono trascorsi sei anni da quando ti sei, diciamo, defilato per rompere una tranquillità conquistata a fatica? Ma muore tutto lì, sulle labbra, perché lui resta il tuo punto debole, il nervo scoperto ben consapevole di esserlo.
L’I:- Ho pensato a te, mi ha assalito la nostalgia.- Sempre lo stesso tono asciutto. Il bastardo sa bene l’effetto delle parole su di te, è un artista. L’unica cosa che cambia è quel tono.
Cosa pretende che risponda?
-…-
-…-
Vita:- Tu stai bene?- la virata è brusca, non è più il tempo per essere sdolcinata: non lo sei mai stata e ne sei oltremodo felice. Le ferite sono ancora lì: curate, ben rimarginate, riabilitate ma te le ricordi tutte.
L’I:- Certo.
Vita:- Stiamo tutti bene, allora.
Il tuo desiderio è mettere fine alla conversazione che si sta facendo sempre più banale. Eppure…ti frega la curiosità: dove vorrà mai arrivare?
L’I:- Passo di lì, in settimana…- butta quasi per caso.
Vita:- E dove sei diretto?
I.- Da te.
-…-
-…-
- Mi spiace, l’utente da lei chiamato adesso interrompe la conversazione.-
- Non fare così. –
- Hai qualche suggerimento?
-Vediamoci per due chiacchiere ed un caffè.
-Dicevo riguardo alle mie risposte non alle proposte e, comunque, lavoro molto, non ho tempo.
-Per cena, allora.
Ecco, ti sei data la zappa sui piedi da sola, ma forse, in fondo in fondo lo volevi.
-Sono a dieta.- finisce che risulta una battuta spiritosa e lui spezza quel tono asciutto con quella risata calda che quasi avevi scordato, anzi, che avevi scordato del tutto… e dillo, sii onesta!Dopotutto sono passati sei anni dopo tre di torture precedenti.
-Eccoti, adesso sì che ti riconosco… che ne dici di mercoledì?
-In mezzo alla settimana?...-
No, no, no… suona come una resa, devi dire che non puoi!
- Che fai: rientri a Roma dai tuoi tour lavorativi e fai tappa? – ecco brava, un po’ di sarcasmo non guasta.
-Stupidina…- il solito appellativo che avevi dimenticato, una bella picconata alle tue granitiche certezze e quella sfumatura di…cos’è…affetto? Sì, ti pare ci sia un po’ d’affetto in quella parola addolcita dal diminutivo, usata spesso nelle vostre lunghe telefonate notturne. – Allora, sei ingrassata?
Lo odi! Sa perfettamente come smontarti. - Hai finalmente messo un po’ di carne su quelle quattro ossa che ti ritrovi?
-Anche troppa.
-Mi sei mancata. Ti passo a prendere alle nove, picceré.
Clic.

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